domenica 25 marzo 2007

Lavoro e precariato senile






Da diversi anni nel nostro Paese assistiamo al dibattito sulla disoccupazione giovanile e su quello che viene definito il “precariato giovanile”, ossia quella modalità di lavoro che non garantisce un futuro e sulla conseguente cronica mancanza di un “posto fisso”.
Nulla in contrario agli interventi dichiarati, e tentati negli anni, dai vari governi che si sono succeduti alla guida del nostro “Bel Paese”, ma tutto questo dibattere, dire, fare, promettere, dichiarare e quant’altro ha fatto sorgere in me spontanea una domanda: “Il precariato sarà la ricetta dell’elisir di eterna giovinezza?”. Forse sì!
Chi leggendo le prime righe stesse pensando ad una qualche nuova formula alchemica, o alla scoperta della pietra filosofale, dovrà ricredersi.

Probabilmente non ha mai perso il proprio posto di lavoro, altrimenti saprebbe che giunti all’età di circa quarantacinque anni, se si perde il lavoro ci si trova, non solo in ovvie difficoltà economiche, ma anche di fronte al serio problema di collocarsi in una categoria sociologica: si è ancora “giovani in cerca di collocazione” o si è diventati irrimediabilmente degli “anziani disoccupati”?

La risposta non è facile: dal punto di vista pensionistico si è giovanissimi, oserei dire quasi adolescenti; ma nel leggere le ricerche di personale, scoprirete di aver raggiunto la senilità. In linea di massima siete almeno 10 anni oltre il limite indicato nelle ricerche di cui sopra. Se poi avrete la fortuna di giungere all’agognato colloquio di selezione, al massimo, vi sentirete proporre un lavoro a tempo determinato, rientrando nella categoria dei precari e di conseguenza vi sentirete di colpo nuovamente giovani. Frequentando con spirito di iniziativa, buona volontà e umiltà, le ormai diffuse “agenzie di lavoro interinale” Vi sentirete rispondere che alla Vostra età “non è facile trovare un lavoro”, e così siete nuovamente vecchi.
A questo punto, oltre al problema occupazionale, dovrete affrontare una crisi esistenziale dovuta al fatto di non riuscire a capire se siete ancora giovani o se indiscutibilmente avete raggiunto la senilità. Anche se malgrado tutto avete l’età per candidarvi al Senato della Repubblica, tempo fa c’era chi Vi avrebbe fatto volentieri un colloquio.
Credo che quanto detto in precedenza non sia semplicemente un problema personale o solo di alcuni ma, bensì, una situazione sempre più diffusa.



Cosa fare per cercare di risolvere tale situazione? Non ho ricette magiche né tanto meno alchemiche, ma già la speranza che di ciò si discuta può essere un primo passo verso la ricerca di possibili soluzioni.



Un’ultima domanda: per sentir discutere di “precariato senile”, quale governo dovremo attendere, e soprattutto, avremo la capacità di sostentarci nell’attesa?
Concludendo, comunque, vorrei cercare di incoraggiarvi citando una frase dello psicologo ed analista junghiano James Hillman: “La maturità è un’infanzia riconquistata, in cui gli ideali, o persino i sogni, sono stati integrati nella vita reale”.

(Il sito è giovane, almeno lui, conseguentemente non ancora molto visitato, e quindi mi sono permesso di inviare una mail con il pdf di questo editoriale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed in particolare agli indirizzi: redazione.web@governo.it,
programma@governo.it, ufficiostampa@lavoro.gov.it, ministroferrero@solidarietasociale.gov.it. Con la speranza di poter presto pubblicare una “Autorevole” riflessione sul tema)

Renato Francia

1 commento:

stella ha detto...

Riflessioni sull’età di mezzo, quella stessa età in cui il sommo poeta si ritrovò per una selva oscura.
Secondo alcuni “…lo smarrimento di Dante nella "selva oscura" ebbe luogo il 25 marzo 1300…” .
Il 25 marzo del 2007, 707 anni dopo incappo nell’editoriale pubblicato su di un giovane sito riguardante il precariato senile, quel precariato che colpisce l’età di mezzo appunto. Quella fascia d’età centrale, professionalmente parlando, che dovrebbe rappresentare il clou della esperienza e della maturità, la premessa della saggezza, il frutto succoso si direbbe in natura. E nella natura è insita una saggezza indiscussa, il frutto migliore è quello che sta al centro, tra l’acerbo e il decomposto, in una vasta gamma di sfumature di colori, sapori e morbidezza. Anche di una buona acquavite si tiene il cuore…
Così tra l’incerto della primavera e il declinare dell’autunno, l’estate è la stagione piena e ricca.
Anche il mito, sia antico che moderno, come la filosofia, vagheggia la terra di mezzo come approdo auspicabile, o la verità che sta sempre e immancabilmente nel mezzo… insomma essere a metà strada dovrebbe essere la condizione migliore: si possiede un passato e si dispone ancora di un ampio futuro.
Invece, nella nostra società, questa età così poliedrica, sembra essere l’incipit dantesco sulla soglia dell’imbocco per la via dell’inferno.
Che cosa accade alla nostra società moderna (o post-moderna per i più pignoli) così avanzata, tecnologica, in precipitoso incedere verso il futuro più futuribile? Ci perdiamo l’anello di congiunzione, c’è il rifiuto, almeno parrebbe, per quella fase ricca di proposte creative ad un tempo e sagge perché anche frutto di esperienze precedenti. Si può fondare il futuro di un Paese sul consumo, o meglio sullo sfruttamento, delle forze giovani e l’espulsione delle vitalità mature? La storia si racconta con un buco generazionale nel bel mezzo? Un libro si scrive solo con un prologo ed un epilogo? Il cuore non sta nel mezzo tra le viscere e il cervello? La nostra società passerà alla storia solo come quella dei rifiuti? E del consumo rapido? Siamo in una società così rapida da non riuscire più a metabolizzare un bel niente?
Mi auguro che anche la nostra società incontri un Virgilio e che sappia razionalmente ritrovare la luce e la saggezza per intraprendere nuove strade e nuovi modi di pensare che rivalutino chi si trova nell’età della raccolta e della produzione migliore e che non si sprechi la ricchezza potenziale di cui disponiamo generando famiglie di depressi e sfiduciati. Quelli dell’età di mezzo sono il volano tra il carburante delle nuove generazioni e il futuro di una società vecchia si ma più saggia.
Una Stella 46enne